Sri Patanjali e gli Yoga-sutra

Incisione su marmo, Patanjali, Shiva Temple in Varanasi

Sri Patanjali

Secondo una leggenda Patanjali era figlio di Angirasa, uno dei dieci figli di Brahma il Creatore, e di Sati, la consorte di Shiva. Se così fosse, sarebbe non solo nipote del Creatore dell’universo, ma anche fratello di Brhaspati, signore della sapienza e dell’eloquenza e grande offerente di sacrifici. Secondo un’altra leggenda, Patanjali è diventato protettore della danza perché intimamente legato a Shiva-Nataraja (Shiva danzante) di cui è stato uno dei suoi più importanti devoti. Difatti, poco prima che Patanjali nascesse, il Signore Vishnu stava seduto sul suo serpente, Adisesa, una delle numerose incarnazioni di Vishnu. Mentre era così assiso, Vishnu fu incantato dalla danza di Shiva e ne rimase talmente scosso che il suo corpo iniziò a vibrare ed a martellare pesantemente sul serpente Adisesa che provò un forte disagio. Quando la danza ebbe termine il peso si alleggerì istantaneamente: Adisesa chiese a Vishnu cosa era successo e, dopo aver saputo della danza, volle impararla e poté così danzare per la gioia di Vishnu, suo signore. Vishnu rimase colpito e predisse ad Adisesa che Shiva l’avrebbe benedetto, per la sua comprensione e devozione, e che un giorno si sarebbe incarnato in modo da inondare l’umanità di benedizioni e da soddisfare il suo desiderio di danzare. Adisesa allora cominciò a riflettere su chi avrebbe potuto essere sua madre. Allo stesso tempo, una virtuosa donna di nome Gonika, totalmente devota allo yoga, stava pregando e cercava qualcuno che diventasse per lei un buon figlio; desiderava portare avanti la conoscenza e la comprensione raggiunte attraverso la pratica yoga e dal momento che i suoi giorni sulla terra erano già in gran parte trascorsi senza che avesse trovato un candidato, si prostrò di fronte al Sole, la manifestazione terrena della luce e della presenza del Divino, raccolse la sola offerta che poté trovare – una coppa d’acqua tra le mani – e lo implorò di benedirla con un figlio, poi si pose a meditare di fronte al Sole, preparandosi ad offrire la sua semplice ma sincera offerta. Vedendo tutto questo Adisesa comprese di aver trovato la madre che stava cercando. Proprio quando Gonika stava per offrire la sua coppa d’acqua al Sole, guardandosi le mani rimase stupita nel vedere un serpentello che si muoveva al loro interno ed ancor più si stupì quando un attimo dopo il serpente assunse una forma umana che si inchinò di fronte a lei pregandola di accettarlo come suo figlio.

Gli Yoga-sutra

Patanjali ci presenta in forma di brevi e lucidi aforismi la sua opera che codificò lo Yoga Classico (o Kriya-yoga). La data più probabile di compilazione cade tra il 600 a.C. e il 200 d.C; infatti, in tale arco di tempo lo stile degli aforismi ebbe la sua massima diffusione e raggiunse probabilmente il suo più alto livello stilistico; ecco perché l’opera di Patanjali è largamente riconosciuta come l’esempio più raffinato nella tecnica dei sutra.