Sri Patanjali

Secondo una leggenda Patanjali era il figlio di Angirasa, uno dei dieci figli di Brahma il Creatore, e di Sati, la consorte di Shiva. Se così fosse, sarebbe non solo il nipote del Creatore dell’universo, ma anche il fratello di Brhaspati, signore della sapienza e dell’eloquenza e grande offerente di sacrifici.

(…) la tradizione racconta che l’Assoluto, rispondendo alle preghiere dell’umanità sofferente, diresse un flusso di parole illuminate sulla lingua di Patanjali, il cui nome significa “ciò che cadde nelle palme delle mani unite” (anjali-mudra); questo per indicare l’attitudine interiore con cui i santi ricevono l’ispirazione.

(…) con la parola yoga ci si riferisce ad un insieme di vie che si avvalgono di metodi volti a purificare l’individuo e a metterlo in condizione di ottenere la liberazione e di unirsi all’Assoluto. Quella descritta da Patanjali negli yoga-sutra, databili tra il 500 a.c. e il 200 d.c., è chiamata Yoga Classico ma è più conosciuta come Asthanga-yoga (yoga delle otto membra) poiché espone in otto sezioni il cammino spirituale. E’ comunque Patanjali, nel sutra II.1, a chiamare Kriya-Yoga l’insieme di tre Niyama: Tapas, Swadhyaya e Isvara-Pranidhana (…).

Lo yoga classico di Patanjali è uno dei sei darshana accettati dall’ortodossia brahmanica. Essi sono: Nyaya, che esamina da un punto di vista razionale i mezzi di retta conoscenza similmente alla nostra Logica. Vaisesika, che studia in modo analitico, similmente alla Fisica occidentale, il carattere distintivo di ogni cosa. Samkhya, che considera l’intero Universo da un punto di vista sintetico e studia il rapporto tra la Prakrti e il Purusha. Yoga, che introduce, rispetto al Samkhya, la figura del Divino (Isvara) l’Unità da cui emanano Prakrti e Purusa. Purva-mimansa, che ispirandosi ai Veda, punta al perfezionamento dell’individualità umana per mezzo dell’azione in generale e dell’azione rituale in particolare. Uttara-mimansa, che ispirandosi alla metafisica delle Upanisad (2), orienta l’individuo verso il superamento dell’individualità risvegliando in lui la primordiale conoscenza.

(…) è importante dire che la parola darshana – dalla radice drs: vedere, osservare – indica una prospettiva, una visione del mondo, un punto di vista, un’azione con cui si esamina la realtà, pertanto darshana indica la vera conoscenza del mondo e lo yoga-darshana è la strada che l’essere umano percorre per congiungersi alla più alta conoscenza della vita.

(‘Antarayah‘, gli ostacoli alla meditazione negli Yoga-sutra di Patanjali. Dispensa Brahmananda che riporta il testo dell’intervento tenuto dal maestro Piero R. Verri al Convegno “La meditazione nelle diverse tradizioni religiose”, svoltosi a Roma il 25 giugno 1994, organizzato dalla rivista Appunti di Viaggio.)